Il microonde – Racconti di fisica

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Un simpatico racconto per conoscere le microonde scritto da Marco Casolino primo ricercatore all’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

 

Nota: NON FATELO A CASA. Non ci pensate neanche. No.

 

La ragazza suonò il campanello. Con sé aveva una vaschetta di gelato e un cofanetto di DVD.

Mentre aspettava che la sua amica Anna aprisse, sul pianerottolo giunse un’altra persona. Alto, maglietta attillata sui bicipiti muscolosi e tatuati, capelli ossigenati. “Ciao, fata, aspettavi me?”, le disse.

“No”, rispose lei, devo andare qui, disse indicando la porta dell’appartamento accanto.

Il tinto-biondo aprì la porta del suo appartamento, “Sei sicura, fata? Secondo me ti diverti di più con me”.

Lei non rispose. Il ragazzo dopo un attimo di attesa le fece l’occhiolino ed entrò in casa dicendo: “Non sai che ti perdi”.

La ragazza approfittò dell’occasione per scrutarlo di spalle. “Non ci siamo, bello mio. Mica puoi fare solo pettorali e bicipiti. Mancano gambe e glutei, caro il mio posteriore flaccido”, si disse.

Dopo un po’ si aprì l’altra porta e Anna disse trafelata: “Scusa, scusa, sono in ritardo”.

“Non ti preoccupare”, rispose lei porgendole il gelato.

“Non ho preparato nulla per la cena, sono stata impegnata tutto il giorno, non ho potuto neanche fare la spesa, scusami tanto”.

“Non ti preoccupare”, ripeté lei sorridendo con enfasi, “Possiamo ordinare una pizza”.

“No, l’unico che la consegna a domicilio in questa zona fa veramente schifo”.

“Pasta?”

“Nemmeno una scatola di pomodoro”.

“Allora surgelati come al solito?”

“Come al solito”, rispose Anna. Ripose il gelato ed iniziò a frugare nei cassetti del freezer.

Dalla stanza accanto esplose una musica assordante, probabilmente rap, i cui bassi facevano rimbombare le sottili pareti.

“Eccolo che ricomincia”, disse Anna.

“Ma è il truzzo ossigenato?”, chiese lei.

“L’hai incontrato?”

“Che fortuna, vero?” rispose sarcastica, “Ma tiene sempre lo stereo così alto?”

Anna emerse dal congelatore con due vaschette di cibi precotti. ”Non me ne parlare, è un borioso insopportabile. Tutti i vicini hanno cercato di fargli abbassare lo stereo ma lui niente. Gli ho chiesto almeno di allontanare le casse dal muro ma niente, dice che così ‘i bassi pompano di più’”.
Lei prese una delle due vaschette, rimosse la copertura in cartone e la mise nel microonde. “Ottimo. Dobbiamo vedere almeno quattro episodi stasera, siamo indietro”, disse indicando il cofanetto di dvd.

“Eh, che sei matta, al microonde?”, rispose Anna, “Non lo sai che fa venire il cancro?”

“Ma non dire scemenze”.

“Davvero, la radiazione distrugge le molecole e le rende cancerogene”.

Lei portò le braccia sui fianchi, sbuffò, e rispose: “Ma per favore, la frequenza del forno è la stessa dei cellulari, per dissociare le molecole dovrebbe essere per lo meno nell’infrarosso. Le microonde fanno solo agitare le molecole d’acqua nei cibi, grazie al fatto che si comportano come dipoli elettrici. È l’agitazione delle molecole a scaldare il cibo”.

“È pericoloso. I surgelati vanno in padella”, rispose lapidaria Anna.

“Ma la frequenza del microonde è la stessa dei cellulari”.

“Difatti anche i cellulari fanno venire il cancro”, disse Anna.

“E allora perché stai sempre attaccata al tuo smartphone?”, chiese lei.

“Che c’entra!”

La ragazza alzò gli occhi al cielo e chiese, “Se non lo usi allora perché lo tieni?”

“Era del mio ex”, rispose Anna con lo sguardo imbronciato.

“OK, non piangere”, disse lei velocemente. Ci mancava solo un altro attacco di nostalgia, “li facciamo in padella”.

“Ci vuole un attimo, tu vai di là e prepara tutto”, rispose Anna

La ragazza andò nella stanza accanto e accese la tv e il lettore DVD. Nel piccolo salone il frastuono dello stereo era talmente forte che impediva di ascoltare la TV.

“Ma va avanti a lungo con questo strazio?”, gridò ad Anna.

“Cosa?” fu la risposta dalla cucina.

La ragazza si avvicinò alla parete comune ai due appartamenti. Appoggiò l’orecchio, ascoltando in più punti come uno scassinatore che doveva aprire una cassaforte.  Dopo un po’ tornò in cucina, spingendo dinanzi a sé il carrello con televisione e dvd. “Hai una prolunga?”, chiese ad Anna.

“No, che fai, qui non c’è spazio.”.

“Tu non ti preoccupare, dammi una prolunga”.

Anna scrollò le spalle e disse “Tu sei fissata con le prolunghe”. Aprì uno sportello e le porse il cavo di corrente.

La ragazza si mise in spalla la prolunga e prese il microonde portandolo con sé. Quando Anna se ne accorse abbassò il fuoco al minimo e la raggiunse nel salone. Il forno pendeva in equilibrio precario sulla spalliera del divano, con la porta aperta e rivolta verso il muro.

“Che fai?”, chiese Anna.

“L’hai detto tu stessa, il genio tiene lo stereo attaccato al muro…” rispose lei mentre svolgeva il cavo verso la cucina. “E sempre come dici tu, il microonde può essere molto pericoloso, per questo è schermato da una gabbia metallica per evitare che la radiazione possa uscire. In quel caso sì che sarebbe pericolosa.”

“E la finestra?”, obiettò Anna.

“Se guardi bene, c’è una griglia di metallo con tanti buchini, posti ad una distanza molto inferiore alla lunghezza d’onda del forno, che è di 12 cm. E quindi le microonde si fermano sul lato interno della porta dove vengono assorbite e riflesse dal metallo. Per sicurezza, ci sono una serie di dispositivi per evitare che si possa accendere con la porta aperta, ma non è troppo difficile disattivarli”, aggiunse. Dalla borsa prese un paio di occhiali a specchio, li indossò ed inserì la spina di corrente, attivando il forno.

Il rumore della musica cessò quasi improvvisamente. Dalla stanza accanto si sentiva provenire solo il ronzio del microonde. Un attimo dopo la ragazza staccò la spina e tornò verso il salone. “Riporta qui il carrello della TV per favore”, disse ad Anna.

“Ma che è successo?” chiese Anna agitata.

“Le microonde emesse dal forno hanno indotto delle correnti parassite nei circuiti elettronici dello stereo danneggiandoli irreparabilmente. In altre parole gli ho fritto il truzzo-stereo”.

Prese il forno e lo riportò in cucina, riavvolgendo la prolunga “Adesso possiamo vederci Downtown abbey in santa pace”.

“Ma gli occhiali a specchio? Erano per proteggerti gli occhi? Io non li avevo!”

Lei si tolse gli occhiali e scosse la testa, “non ti preoccupare, è solo che quando si usano le armi pesanti bisogna fare un po’ di scena”.

Nota: Basato su una storia vera (grazie Nikolai!), ma NON PROVATE a farlo a casa.

Le molecole d’acqua hanno un momento di dipolo elettrico e sono quindi agitate dalle onde elettromagnetiche. Per questo motivo il forno a microonde funziona bene sui cibi contenenti acqua ma non su quelli congelati, le cui molecole sono bloccate in forma cristallina.

Potete provare a mettere un cellulare nel forno, SENZA ACCENDERLO, e chiamare da un altro telefono. La sensibilità dell’antenna dello smartphone dovrebbe essere sufficiente a farlo squillare. Potete ripetere l’esperimento anche con una pentola a pressione e vedere che squilla anche in quel caso: l’onda elettromagnetica riesce a penetrare la gabbia di Faraday costituita dalla pentola o dal forno. Per ottenere una schermatura perfetta potete mettere la pentola nel microonde o provare con  una pentola più spessa.