Voglia di fare rete (e puntare anche sulle startup): vi presento il progetto InFondi Turismo

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DAL BLOG DEI DIGITAL CHAMPIONS

Qualche tempo fa gli autori del progetto Turismo3: cultura, ambiente, territorio  si sono rivolti a me per ottenere consigli utili per la parte digitale e social di inFondi Turismo, proposta incentrata sui concetti di rete e di cooperazione, che venerdì 8 maggio verrà presentata. Come Digital Champion del vicino comune di Formia, ho offerto il mio contributo.

Personalmente mi occupo da anni di progetti legati al digitale e alle filosofie di partecipazione, condivisione e apertura, originarie di Internet e di Web. Ho sempre pensato che la rivoluzione in atto sia soprattutto culturale, prima che tecnologica.  Vecchie logiche, antichi rituali, processi sedimentati e prassi consolidate vengono di giorno in giorno erose, se non spazzate via, da un’innovazione di “sistema” agevolata dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Molte delle parole chiave, dei tags, legati a questo cambio di paradigma si ritrovano nel modus operandi di inFondi Turismo. Scoprire che dei giovani riescano a individuare approcci e processi innovativi non può che rallegrarmi.

In questa sede, vorrei concentrarmi brevemente su due aspetti che reputo particolarmente importanti.

Il primo è la volontà di fare rete, di creare un network di stakeholders che interagiscano tra di loro in maniera efficiente e (auto) organizzata. Al riguardo, bisogna ricordare che, quando si crea una rete funzionante (i social network, le communities online e le piattaforme collaborative di successo lo testimoniano), si genera una situazione (effetto network) tale per cui “il valore di una risorsa per ognuno degli utenti (della rete) aumenta con l’ingresso di ogni nuovo utente”. Ora, sostituendo alla parola “utenti” gli attori in gioco nel settore turistico (associazioni, enti pubblici, strutture ricettive e della ristorazione, esercenti, operatori culturali, cittadinanza, turisti) possiamo comprendere quanto sia importante attivare e gestire questo approccio “reticolare”.

Nondimeno, il valore da esso risultante (in termini economici, culturali e sociali) sarà maggiore di quello ottenibile dalla pura somma delle singole parti. Il paradigma del network, inoltre, consente di scongiurare inconvenienti quali duplicazioni, ridondanze, sovrapposizioni, oltre che deleterie rivalità, attivando piuttosto meccanismi di “coopetizione”, ovvero strategie di business che coniugano le caratteristiche della cooperazione e della competizione.

Fare rete significa anche coinvolgere (attraverso accordi e partnership) startup e aziende che forniscono servizi online. Non sempre bisogna reinventare la ruota: l’innovazione, e questo soprattutto nel settore digitale, è fatta anche di riassemblaggio, riutilizzo e adattamento di servizi e software esistenti.

Potrebbe essere interessante perseguire una collaborazione con Map2app, servizio online orientato allo sviluppo di app per la promozione del territorio, oppure con Blablacar, versione italiana della piattaforma web di ride sharing (condivisione del viaggio). Ancora, è possibile valutare la possibilità di utilizzare (o far utilizzare agli operatori turistici) Localler.pro, piattaforma per la gestione e la promozione di svariati tipi di prodotti turistici.

Il secondo aspetto da evidenziare è la già constatata predisposizione di inFondi Turismo ad accogliere le istanze della sharing economy, di quella economia collaborativa che, attraverso la funzione abilitatrice di piattaforme online, promuove lo scambio e la condivisione di beni e servizi tra gli utenti in un rapporto tra pari. Secondo una recente ricerca di Collaboriamo.org, il 10% delle piattaforme collaborative appartiene al comparto turistico e tale fenomeno è in forte ascesa a livello mondiale.

Anche qui, si possono fare degli esempi. Uno dei problemi emersi nelle pagine precedenti è quello della scarsità, nella piana di Fondi, di strutture alberghiere e ricettive. Attraverso un’opera d’informazione e comunicazione si può favorire (affiancando e rafforzando le attività esistenti) l’utilizzo, da parte dei privati, di servizi quali Airbnb e Homeaway, per la condivisione della propria casa con i turisti in visita alla città, o di altri come Gnammo.

In definitiva, ritengo che queste poche considerazioni siano da sole sufficienti per far cogliere al lettore le ottime credenziali e gli obiettivi ben chiari con i quali prende vita il progetto inFondi Turismo. Muovendo dall’analisi di un problema individuato ed esplicitato, quello delle carenza del settore turistico nella piana di Fondi, si è messo a punto un piano d’azione in linea con le strategie più innovative che i nuovi modelli economici supportati dalla rivoluzione digitale suggeriscono. Non ho dubbi che questo cammino porterà a risultati concreti, che potranno essere di ispirazione ad altri territori vicini e lontani.

 FEDERICO BO

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